Il sistema delle citazioni

Non tutti ameranno l’abbondanza di virgolette che attraversano in ogni forma e specie i testi di Città distrutte. Eppure senza quel tessuto, senza quei fili che sporgono antiesteticamente e tutti quei bottoni e quelle asole, l’abito non terrebbe, anzi non esisterebbe proprio. L’obiettivo del libro è il meticciato tra storie vere e d’invenzione, fonti vere e d’invenzione. Ma occorreva espungere qualsiasi scorrettezza citando nel modo appropriato i testi non immaginari. Nell’uso stratificato, quindi, i caporali sono riservati alle «vere» citazioni tratte da testi pubblicati o inediti, e da fonti d’archivio. Mentre finte citazioni di opere inventate o discorsi diretti sempre d’invenzione sono tra “apicali”, o a volte (i dialoghi) in corsivo.

Il sistema serve non solo per correttezza verso le fonti, ma anche per evitare note a piè di pagina che avrebbero smontato l’ambizione letteraria del testo.

La faccenda si complica in Migliorisi, dove ai «testi» tratti da manoscritti o libri di Alfredo Orecchio si aggiungono due diari della Guerra d’Africa riportati tra ‘virgolette semplici’ oppure <così>.

In alcuni casi (Éster Terracina) dove non si citano quasi per nulla fonti vere, il sistema non è servito. In altri (Kauder a Roma) non è stato sufficiente, a causa del corpo bibliografico di carteggi e opere humboldtiane (sia di Wilhelm, sia di Alexander) che hanno obbligato alle note.

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