Un esilio

Racconterò il figlio, ma devo iniziare dal padre. Tra il venti e il quaranta imperversa nell’est. Ha i suoi che gli sono fedeli. In ogni rapina dimostra una ferocia aumentata dal patronimico nel quale si coglie il suono della predazione
e dovuto alla pronuncia vibrante che sulla punta della lingua si trasforma in un ruggito. Y. Rakar: l’accento sull’ultima sillaba come uno sparo o un colpo d’artiglio. Nome spiegato dall’origine slovena di un mucchio di fratelli e sorelle nati dalle parti di Gorizia che poi presero i fagotti per issarli su spalle a loro volta sgomberate da gambe e piedi per un viaggio al di là dei recinti di Maribor, oltre le camelie del lago Balaton, sotto i fianchi promananti ghiaccio e vento dei Carpazi orientali, di città in città dai nomi non ospitali fino all’approdo di Odessa, luogo di commercio, scambi e possibilità – porto dialettico…….

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