Betta Rauch

Troppo presa dalla vita ai suoi primi capitoli non s’accorge della guerra né sa chi muore lontano o vicino aiutata dalla madre che le camuffa le bombe da fuochi d’artificio mentre i nazisti sfollano gli ebrei dal ghetto senz’avvertirla. I gappisti e tra loro il suo futuro marito ammazzano fascisti quando a villa Chigi s’innamora delle querce e di alcune rondini che chiama per nome e hanno fatto il nido laggiù (Mimì, Rosina, Giulietta, poi forse c’erano anche nomi maschili ma non li so). Prima d’arrivare su quel prato traslocò due case. Non ebbe mai una stanza per sé ma la divise con la sorella di due anni più anziana, che chiamerò B. Odiava marmo e mattonelle e gira sempre con uno straccio che sistema sotto al sedere dove decide di fermarsi (accanto alla madre che stira, sotto la poltrona dove il padre legge o sonnecchia, dietro al séparé nell’ingresso eccetera). Studiò filosofia, conobbe Parigi, lavorò in un giornale, ebbe un compagno e alcuni amanti, un figlio, adorò la letteratura francese, il cinema francese, le sigarette, il latte caldo e la tartare, fare tardi la notte davanti alla tv o sui libri, scrivere poesie, romanzi e riflessioni in cornici narrative, genere che imparò da Proust e portò a livelli notevoli tanto che il critico Beccalossi una volta le disse…