Éster Terracina

Da www.desaparecidos.org

Amo le parole dei filosofi. Ecco l’occasione per usarle. Patrice Vuillarde li chiama “lacci del coincidente” (Dynamique des abandons, Paris 1983, p. 54). Muovono ogni storia che meriti un posto nel ricordo. Un “invisibile collante” (Id., Règles, Paris 1992, p. 123) o anche una serie di «forze nascoste» simili a «germi» psicostorici (Jakob Daniel Wegelin, Briefe über den Werth der Geschichte, Himburg, Berlin 1783, pp. 127-128) consegnano alle azioni degli esseri umani, apparentemente intrecciate per opera della casualità, un significato che solo noi potremo attribuire. Oppressa dalla disgrazia d’essere accaduta, questa storia inizia così: nessuno pronunci la parola “caso”! Il secolo scorso, l’ultimo giorno del cinquantuno, Ernesto Guevara intraprendeva il suo viaggio mentre in un appartamento di Once, quartiere centrale di Buenos Aires, Éster Terracina s’alza da un cuscino di velluto e muove i primi passi……

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