Frederika Randall, su «Internazionale», recensisce Città distrutte

Internazionale dedica spazio al libro, affidando una recensione a Frederika Randall, corrispondente a Roma di The Nation. Ecco cosa scrive Randall:

“L’esordio di Davide Orecchio ricorda il grande W.G. Sebald nei suoi Gli anelli di Saturno e Gli emigrati. Composto da sei vite parallele in tempi e luoghi diversi, Città distrutte punta sul lato malinconico della storia: la giovane donna vittima della tortura sotto i colonnelli di Buenos Aires che offre la libertà a un’altra; il contadino molisano militante che si isola dal mondo quando muore la moglie; il regista sovietico alla Tarkovskij esiliato nell’ovest; il giornalista messinese prima fascista, poi gappista, poi amante della poesia; la giovane poeta di vita breve che si definisce “una città distrutta”; una versione di Wilhelm von Humboldt diplomatico prussiano a Roma nel primo ottocento”.

IL RESTO QUI

Andrea Carraro, su «Conquiste del lavoro», recensisce Città distrutte

Lo scrittore Andrea Carraro (tra suoi romanzi: Il branco, Il sorcioIl gioco della veritàNon c’è più tempo), ex direttore editoriale di Gaffi, recensisce Città distrutte su Conquiste del lavoro, il quotidiano della Cisl.

Il libro, per Carraro,

“è davvero l’esordio-rivelazione dell’anno e lo dimostrano le bellissime recensioni che ha avuto (Giglioli, Marchesini, Guglielmi ecc.) e i premi che ha vinto (a tutt’oggi Mondello, Napoli, Volponi). E’ un libro importante e necessario perché ha una lingua pulitissima, priva di smagliature, severa, a suo modo già classica. E’ necessario perché Orecchio con questo libro ha inventato un genere, e scusate se è poco, “la biografia inventata”, la “biografia contraffatta” potremmo dire anche e non saremo ugualmente lontani dalla verità”.

Il resto della recensione si può leggere qui.

Una segnalazione su Rendiamoci conto

Di Tarcisio Tarquini:

Che Davide Orecchio abbia scritto un gran libro e che, perciò, il premio Mondello conferito a Città distrutte (Gaffi editore) sia stato più che giustamente assegnato non sono certo io il primo a dirlo, anche se ci tengo a rivendicare pubblicamente il merito (tutto privato, naturalmente) di aver seguito la gestazione di questi racconti e, per quanto è potuto valere, di aver incoraggiato l’autore di fronte ai dubbi che sempre spuntano a un certo punto della fatica e perciò una rassicurazione può placare l’ansia, il timore di non essere pari alla prova. [Continua a leggere...]

Una segnalazione su Versi impressi, Linkiesta

Di Clelia Verde:

Questo “non salvarsi” di Mario Benedetti, che rimane un imperativo categorico per chiunque voglia vivere o scrivere degnamente, aleggia su Città distrutte di Davide Orecchio, collezione (edita da Gaffi) di «sei biografie infedeli» (personaggi immaginari composti attingendo a fonti di personaggi reali); esordio letterario di uno storico (o, forse, storico esordio di un letterato) appena insignito del premio Mondello. Per l’autore è una delle preferenze letterarie manifestate tra le righe (e l’eroina argentina del folgorante racconto iniziale s’appassiona proprio all’opera di Mario Benedetti).  [Continua a leggere...]

Sul “podio” di Paolo Giovannetti

Paolo Giovannetti, su “La Lettura” del “Corriere della Sera” del 6 maggio, segnala tra i tre migliori libri dell’anno “Città distrutte. Sei biografie infedeli”. Il podio del critico di Paolo Giovannetti (Milano, 1958) è professore di Letteratura italiana allo lulm; collabora con «Tirature» di Vittorio Spinazzola e con il sito Absolute Poetry. È autore di «Romanticismo senza Risorgimento» (Perrone) e di un saggio di narratologia, in uscita quest`anno per Carocci.

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