Sul “podio” di Paolo Giovannetti

Paolo Giovannetti, su “La Lettura” del “Corriere della Sera” del 6 maggio, segnala tra i tre migliori libri dell’anno “Città distrutte. Sei biografie infedeli”. Il podio del critico di Paolo Giovannetti (Milano, 1958) è professore di Letteratura italiana allo lulm; collabora con «Tirature» di Vittorio Spinazzola e con il sito Absolute Poetry. È autore di «Romanticismo senza Risorgimento» (Perrone) e di un saggio di narratologia, in uscita quest`anno per Carocci.

La recensione di Daniele Giglioli

Daniele Giglioli su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera.

“Diceva Giacomo Debenedetti che ci sono due tipi di artisti. Il primo è dotato di una felice facoltà di forgiare quasi naturalmente delle forme, cui solo in un secondo momento, e non sempre, si preoccupa di fornire una giustificazione in termini di significato. Il secondo è invece abitato e tormentato dall’oscura intuizione di un qualche senso da esprimere, e si fabbrica poi artigianalmente, spesso faticosamente, una forma in grado di portarlo in luce. Davide Orecchio, al suo esordio con Città distrutte. Sei biografie infedeli, è senz’altro del secondo tipo. Il procedimento costruttivo che presiede ai suoi racconti è complesso, tortuoso, labirintico. Orecchio crea personaggi di invenzione cui attribuisce però, attraverso una certosina opera di documentazione in cui si vale dei suoi studi dì storico, tratti, caratteristiche, vicende, opinioni, lettere e diari appartenenti a personaggi reali. Cose vere ascritte a persone inesistenti. Alla fine di ogni capitolo, una nota distingue puntigliosamente tra storico e inventato, esibendo testimonianze, bibliografie, verbali di polizia, faldoni d’archivio. Ma non dissipa i dubbi, anche perché Orecchio dissemina i testi di una pletora di riferimenti a filosofi o critici o biografi anch’essi immaginari: come dice Pinco Pallino… La frontiera tra vero e falso – e non, semplicemente, tra vero e finto, come accade di solito nel romanzo storico, se non nel romanzo tout court - è attraversata in ogni senso.

Il lettore è perennemente in sospensione, la prestazione che gli viene richiesta è una geometria variabile tra l’ansia e l’abbandono. La stessa in cui si aggirano i protagonisti dei racconti. Tema e struttura, visione e artificio si saldano perfettamente. [Continua a leggere...]

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